Un imprevisto nello spazio ha riacceso il tema della sicurezza degli astronauti in missione nello spazio. Nel gennaio 2026, Michael Fincke è stato colto da un malore improvviso mentre si trovava a bordo della Stazione spaziale internazionale. Mentre stava cenando, a ridosso di un’attività extraveicolare, l’astronauta ha perso temporaneamente la capacità di parlare. I suoi compagni di missione hanno subito attivato le procedure di emergenza, contattando i medici sulla Terra. Le prime verifiche hanno escluso sia un attacco cardiaco sia un principio di soffocamento. Le cause del malore restano ancora senza una spiegazione precisa. Per poterlo curare, è stata organizzata quella che viene considerata la prima evacuazione medica dalla Iss: l’equipaggio, infatti, ha dovuto anticipare il rientro della missione Crew-11 e tutte le attività che è erano previste sono state cancellate. L’origine del malore resta ancora da chiarire, ma non si esclude un possibile legame con i lunghi periodi trascorsi in microgravità, nel caso specifico oltre 500 giorni complessivi. Lo stesso Fincke ha ricostruito l’episodio spiegando in un’intervista ad Ap che tutto è iniziato il 7 gennaio, durante la cena e dopo la preparazione per l’attività extraveicolare prevista per il giorno successivo. In quel momento si è accorto di non riuscire più a parlare, senza però avvertire alcun dolore. La reazione dell’equipaggio è stata immediata: i colleghi, notando la difficoltà, hanno richiesto un consulto con il centro di controllo a Terra. L’episodio è durato complessivamente circa venti minuti. “È arrivato all’improvviso, in modo incredibilmente veloce”, ha raccontato l’astronauta, sottolineando come, una volta superata la fase critica, tutto sia tornato alla normalità senza conseguenze immediate. Fincke ha ammesso che la situazione era evidente anche agli altri membri dell’equipaggio, che si sono subito accorti della difficoltà. “Sono sempre stato molto sano, per questo è stato sorprendente per tutti”, ha spiegato. L’astronauta ha inoltre espresso rammarico per le conseguenze operative dell’episodio, in particolare per l’interruzione anticipata della missione e per l’impatto sui colleghi, tra cui Zena Cardman, che avrebbe dovuto affrontare la sua prima attività extraveicolare. A rassicurarlo è stato Jared Isaacman, che gli ha ribadito come l’accaduto non sia imputabile a responsabilità personali ma ai rischi intrinseci dell’ambiente spaziale. (tratto da skytg24)
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