C.R.T. MAGAZINE, di oggi 19 Novembre 2019, scienza, spazio, video, spaceweather…

SPACEWEATHER — Da segnalare delle belle aurore polari alle alte latitudini come si puo’ vedere dall’immagine qua sotto, era domenica notte, quando lo scudo geomagnetico era kp1 ma al polo nord si potevano vedere belle aurore polari….

Nulla è cambiato sul nostro astro, con ancora nessuna macchia solare, la propagazione offre a tratti durante le ore diurne aperture interessanti verso est poi in serata verso ovest, tutto questo sulle bande piu alte a 14 e 18 Mhz a tratti discreta anche a 21Mhz. Situazione che resterà abbastanza stabile fino alla prossima tempesta geomagnetica, perchè a quanto pare di macchie solari non se parla proprio….

 

I.S.S. NEWS — Ancona un collegamento tra il nostro astronauta Luca Parmitano KF5KDP e le scuole italiane attraverso la radio in VHF. Il 21 novembre sarà la volta dell’Istituto San Paolo delle Suore Angeliche di Milano e l’Istituto Comprensivo di Merone. Il collegamento purtroppo non sarà in diretta ascoltabile dall’Italia ma in ponte. Ma il collegamento sarà ascoltabile via internet all’indirizzo:
Milano: http://www.arierba.it/ariss_live/
Istituto Comprensivo Di Merone: http://www.arierba.it/ariss_live_2/

OCCHIO ALL’ASTEROIDE — Un asteroide grande come la Piramide di Giza (o di Cheope) potrebbe colpire la Terra venerdì 6 maggio del 2022. Benché le probabilità al momento siano poche, ovvero 1 su 3.800, statisticamente si tratta di un rischio significativo. Il sasso spaziale, che ha un diametro stimato di 130 metri, si chiama 2009 JF1 (nome legato all’anno di scoperta) e fa parte dei cosiddetti NEO, acronimo di Near Earth Object, ovvero “oggetto vicino alla Terra”. Rientrano in questa categoria tutti gli asteroidi, le comete, i meteoroidi e persino le sonde che intersecano l’orbita del nostro pianeta e hanno un perielio – la minima distanza dal Sole – di 1,3 Unità Astronomiche, ovvero poco meno di 200 milioni di chilometri (una Unità Astronomica è pari a circa 150 milioni id chilometri, la distanza che separa la Terra dal Sole). A determinare le probabilità di impatto dell’asteroide 2009 JF1 sono state la NASA e l’Agenzia Spaziale Europea, che lo stanno monitorando attraverso specifici programmi. Per l’ESA la distanza minima possibile che potrebbe raggiungere a maggio del 2022 è pari a 0.0000172 Unità Astronomiche, appena 2.500 chilometri. Ciò significa che l’influenza gravitazionale di un altro oggetto celeste (compresa l’attrazione della Terra) potrebbe davvero spingerlo sullo stretto corridoio in grado di farlo schiantare con la superficie del nostro pianeta. Come indicato, le probabilità sono molto poche (0,026 percento) ma non trascurabili. Anche per il programma Sentry della NASA l’oggetto potrebbe colpire la Terra nel 2022.

ASTROFISICA – GLI EGIZI E GLI ASTRI — L’osservazione a occhio nudo del sorgere e del tramontare del sole e delle stelle veniva scrupolosamente registrata in Egitto nelle liste decanali, iscrizioni che venivano tradizionalmente dipinte all’interno dei sarcofagi durante il Medio Regno. Gli Egiziani furono tra i primi popoli che anticamente fecero uso di allineamenti astronomici per prevedere eventi naturali o anche per confermare il verificarsi di calamità ambientali. Questi allineamenti astronomici, che collegavano astronomia e architettura, venivano sfruttati anche per posizionare gli elementi costruttivi di monumenti e di templi, il cui orientamento era notevolmente condizionato dal sorgere o dal tramontare degli astri. Analizzando i segni scritti sui monumenti di pietra conservati fino ai nostri giorni è possibile dedurre che le piramidi erano orientate secondo i punti cardinali, e che l’apertura obliqua che correva dall’esterno verso l’interno era diretta in maniera tale da consentire alla Stella Polare di illuminare costantemente la tomba del faraone. Inoltre i due sfiatatoi presenti all’interno della piramide erano posizionati verso nord e verso sud, in modo tale da puntare in direzione della costellazione di Orione e quella del Dragone. Le principali conoscenze relative all’astronomia dell’antico Egitto derivano soprattutto dai coperchi dei sarcofagi, su cui sono raffigurate sia costellazioni che singole stelle, spesso affiancate da geroglifici, spesso di difficile interpretazione.  Durante il Medio Regno, gli Egizi impiegarono gli astri per realizzare dei primitivi orologi stellari, la cui esistenza è confermata da alcune iscrizioni su papiri risalenti a 150 anni dopo Cristo. Il sole, considerato una divinità dal potere assoluto sull’umanità, era collegato a complesse pratiche rituali che servivano per garantire condizioni di vita favorevoli alla popolazione. L’importanza degli astri nell’antico Egitto è quindi riconducibile a un evidente dualismo che da un lato contribuisce a considerarli divinità da rispettare ed onorare e d’altro lato a temerli come entità dai poteri devastanti. Il lento spostamento del sole e della luna, osservato dagli antichi Egiziani con un misto di timore e rispetto, portò al convincimento che si trattasse di esseri viventi, confermato anche dal comportamento di numerose stelle che periodicamente scomparivano dalla vista per poi ritornarvi dopo un certo tempo. La tendenza all’antropomorfizzazione delle costellazioni, che presso questo popolo divenne una costante, si potrebbe spiegare appunto con la loro concezione; a tal proposito essi umanizzarono quasi tutti gli astri, considerandoli rispettivamente animali come un coccodrillo, un dragone o un toro.

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