L’idea di comunicare con una civiltà extraterrestre

L’idea di comunicare con una civiltà extraterrestre ci ha sempre affascinato. Sebbene lo abbiamo visto rappresentato in più di un film di fantascienza, un vero contatto con forme di vita aliene nella realtà non ci è mai stato. Tuttavia, dagli anni sessanta esiste un’organizzazione privata che si occupa proprio della ricerca di intelligenze extraterrestri e lo fa analizzando i segnali elettromagnetici (soprattutto nella banda delle onde radio) che possono provenire da altre civiltà. Tutti la conosciamo come SETI, ovvero Search for Extraterrestrial Intelligence, ma forse non tutti sanno che questo progetto è nato dalla volontà dei due astronomi che meglio hanno interpretato il sogno umano di un contatto con una civiltà aliena: Carl Sagan e Frank Drake.
Dalla mente di Frank Drake è nato il famoso Messaggio di Arecibo, il segnale radio inviato nel 1974 verso l’ammasso di Ercole a 25 mila anni luce da noi, contenente un messaggio in codice binario destinato a comunicare ad altre forme di vita chi siamo, come siamo fatti e dove ci troviamo. Con lo stesso intento le sonde Pioneer, che permisero di esplorare per la prima volta i pianeti esterni del Sistema Solare, erano state munite di una placca d’oro, con la raffigurazione di un uomo e di una donna e altre informazioni che dovevano servire ad identificare il luogo di provenienza – la Terra – e il tempo d’origine del messaggio – gli anni settanta. Anche in questo caso c’era lo zampino di Sagan, Drake e di Linda Saltzman, che contribuì anch’essa al progetto. Le placche delle Pioneer non sono gli unici manufatti umani mandati nello spazio per trasmettere un messaggio destinato ad altre civiltà. Famosissimo è infatti il Voyager Golden Record, il disco per grammofono trasportato dalle sonde Voyager 1 e 2, sul quale vennero incise una serie di immagini – da un lato – e suoni – dall’altro – che, nell’intento di Sagan e dei suoi colleghi, dovevano fornire un ritratto della civiltà umana. Era il 16 novembre di quarantasei anni fa, quando dal radiotelescopio di Arecibo in Porto Rico venne trasmesso il più potente segnale radio mai inviato prima di allora. L’obiettivo era un ammasso globulare visibile nella costellazione di Ercole e distante da noi circa 25 mila anni luce. Si trattava dell’ammasso M13 costituito da centinaia di migliaia di stelle concentrate in 165 anni luce. Dunque tante stelle vicine e, forse, tanti sistemi planetari. Ma questa trasmissione di poco meno di tre minuti.
Anche musiche sarebbero state trasmesse nello spazio, come la canzone dei Beatles ‘Across the Universe’, inviata dalla NASA nel 2008 verso la Stella Polare.


 

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