C.R.T. MAGAZINE, di oggi 26 Settembre 2019, scienza, spazio, video, spaceweather…

I.S.S. NEWS — La Soyuz si è agganciata alla Stazione Spaziale Internazionale. E’ arrivato così a destinazione il primo astronauta degli Emirati Arabi, Hazzaa Ali Almansoori, che ha viaggiato sulla navetta russa con la collega americana Jessica Meir, anche lei al primo volo, e al russo Oleg Skripochka.  Dopo sei ore di viaggio e quattro orbite, la Soyuz si è agganciata al modulo russo Zvezda della stazione orbitale e adesso iniziano le operazioni per l’apertura del portello, la cui durata prevista è di circa due ore.  Ad accogliere i nuovi arrivati l’attuale comandante della Stazione Spaziale Alexey Ovchinin, Christina Koch, Nick Hague e Andrew Morgan, tutti e tre della Nasa, il russo Alexander Skvortsov e Luca Parmitano, dell’Agenzia spaziale europea (Esa). Quest’ultimo si prepara ad assumere il comando il 2 ottobre, giorno in cui è previsto il passaggio di consegne con Ovchinin, che tornerà a Terra il 3 ottobre insieme a Nick Hague e Hazzaa Ali Almansoori, L’astronauta degli Emirati Arabi affronta infatti una missione di una settimana.

SPACEWEATHER — Anche oggi nessuna macchia solare e vento un po sostenuto a 430km/sec. durante la notte abbiamo assistito ad una tempesta geomagnetica a kp4 durata circa 3 ore che ha quasi distrutto quel poco di propagazione in 40 metri in fonia. Nella sostanza sul Sole nulla è cambiato situazione statica con radiazione a 67 sfu. La novità che segnala oggi Spaceweather.com è che la regione AR2744 in luglio aveva polarità roveciata e secondo loro segnava l’inizio del nuovo ciclo solare il n25 pertanto il minimo minimo sarebbe terminato….. Propagazione oggi voto Zero un bel disastro su tutte le bande compreso il modo FT8 inutile dare i particolari sarebbe solo tempo perso… Fatevi una bella passeggiata.

ASTROFISICA — VENERE ERA ABITABILE ?? — È possibile che Venere per circa 2-3 miliardi di anni sia stato un pianeta temperato, con acqua allo stato liquido, al contrario di quello che possiamo osservare oggi. Sono i risultati di uno studio presentato da Michael Way del Goddard Institute for Space Science della NASA durante il EPSC (European Planetary Science Congress)-DPS (Division for Planetary Sciences) Joint Meeting 2019. Simulazioni raccontano una storia diversa per il pianeta Venere. Come spiegato nel lavoro presentato, il canonico punto di vista sulla storia climatica di Venere descrive un pianeta che per la maggior parte della sua esistenza ha presentato acqua liquida sulla sua superficie, una tettonica delle placche e, quindi, un clima temperato stabile simile a quello della nostra Terra. Questa ricostruzione si basa in parte sui dati raccolti dalla missione Pioneer quarant’anni fa, informazioni che testimoniavano un rapporto tra deuterio e ossigeno tale da implicare che Venere avesse avuto un oceano di bassa profondità prima che un evento globale avesse provocato un effetto serra incontrollato. Il pianeta si sarebbe così trasformato nell’attuale “inferno” dalle nubi di acido solforico, con altissime temperature e pressione atmosferica. Dopo Pioneer, non ci sono state altre missioni su questo corpo celeste ed è stato difficile poter confermare questa teoria senza ulteriori prove.  Way e il suo collega, Anthony Del Genio, hanno quindi elaborato una serie di simulazioni, ipotizzando diversi livelli di copertura di acqua per capire se quell’interpretazione fosse in altro modo convalidabile. Gli scenari simulati sono stati 5 e in tutti i ricercatori hanno trovato che Venere è stato in grado di mantenere temperature comprese tra un massimo di 50°C e un minimo di 20°C per un periodo di circa 3 miliardi di anni. Tre degli scenari hanno usato una topografia uguale a quella attualmente presente su Venere, considerando un oceano profondo di 310 metri, uno strato più superficiale di 10 metri e una piccola quantità di acqua bloccata nel suolo. Per confronto è stato incluso anche uno scenario realizzato con la topografia della Terra e uno in cui il pianeta sarebbe stato completamente coperto dalle acque per uno spessore di 158 metri. Per simulare le condizioni ambientali presenti 4,2 miliardi di anni fa (la nascita di Venere), 715 milioni di anni fa e oggi, gli scienziati hanno adattato un modello 3D di circolazione generale per considerare l’aumento di irraggiamento solare e i cambiamenti nella composizione atmosferica. Perché simulare scenari risalenti proprio a circa 715 milioni di anni fa? Sembra che questo sia stato il tempo in cui qualcosa ha sconvolto la “sorella della Terra” per trasformarla nel pianeta che conosciamo oggi. (saperescienza)

 

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